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e dal passato rigurgito da giorni frammenti di mala education.
il primo anno di collegio.
un prete magro con spessi occhiali e relativa corte di amanti rotondetti. quando diceva messa prima di andare a roma, ci faceva vedere le bustarelle che accomodava nelle sparite tasche della tonaca migliore. quelle da mille lire per gli uscieri. quelle da cinquemila per i segretari dei sottosegretari. e quelle grosse, col santino, per l’onorevole scudocrociato.
il convitto viveva di rette e sovvenzioni pubbliche. c’erano figli di puttane, figli di nessuno, figli di figli abbandonati. una varia umanità esibita per catturare lire da ogni dove.
camerate dominate da capibranco sadici. osceni mercanteggiamenti nei cessi e sotto le coperte. odor d’incenso, e cori, e strascicate litanie.
ero lì per caso, senza una lira. stavo coi forti, per non dover morire. qualche cazzotto, qualche poesia e più di un compromesso. vendevo temi per venti sigarette.
